Craxi 21 anni dopo, parla Stefania Craxi

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Stefania Craxi: “La stragrande maggioranza degli italiani ha restituito a Craxi il giusto merito. In questo 21esimo anniversario penso al popolo tunisino e…”

Stefania Craxi, Senatore della Repubblica e Vicepresidente della Commissione Affari esteri ed immigrazione, ha concesso un’intervista al Tazebao.

Riavvolgiamo il nastro. Gennaio 2020: esce il film su Craxi, tutto pronto per il ventennale. Dopo e prima del lockdown usciranno libri, interviste, approfondimenti… Possiamo dire che finalmente l’Italia ha saputo fare i conti con Craxi?

“Diciamo che il Coronavirus ha stroncato in parte il dibattito sulla figura di Craxi avviato non solo dal film di Amelio, un’opera intimista che non ha raccontato e non aveva in alcun modo la pretesa di raccontare la realtà storica e politica, ma dalle tante pubblicazioni – saggi, biografie, ecc. – che hanno riscontrato grande interesse e grande successo. Non mi illudo che con il ventennale l’Italia tutta abbia fatto i conti con la figura del leader socialista, su cosa abbia significato la sua parabola per i destini di questo Paese – anche perché troppi sono ancora coloro che trovano la loro legittimazione in quella stagione infausta – ma la stragrande maggioranza degli italiani ha restituito a Craxi meriti ed onori che gli competono. Molti hanno capito, anche grazie al tempo e alla battaglia di verità che ho condotto in questi vent’anni, spesso in solitaria, il perché di quella fine. Tragica ma al contempo emblematica della sua battaglia. È stato un irregolare che ha difeso la politica e il suo primato, l’Italia e gli italiani, una Nazione che voleva forte e protagonista dello scenario internazionale. Il nostro ruolo e il nostro peso oggi, beh…. sono sotto gli occhi di tutti”.

Con Craxi la “storia” italiana avrebbe preso un altro corso?

“La storia non si fa con i sé e con i ma. Ma questi anni e il confronto con la realtà ci dicono di si, la sorte italiana sarebbe stata tutt’altra. Basta leggere i suoi scritti da Hammamet per comprendere come la sua visione, nonostante la distanza, l’amarezza dell’esilio e le condizioni di salute, fosse lucida e proiettata al futuro. Ha letto per tempo le storture che avrebbe prodotto certa cultura globalista e un certo “progressismo” di maniera, le zoppie e le asimmetrie della costruzione europea, la progressiva irrilevanza dell’Italia non solo sullo scenario internazionale ma nel suo cortile di casa, il Mediterraneo e così via… Aveva la capacità di leggere il suo tempo con gli occhi del futuro, c’erano convinzione profonde e capacità di progettare il futuro. Oggi viviamo alla giornata, non vi è un credo, una idea, una sola idea che questi governanti di oggi e di ieri intendono difendere. Tutto è trattabile. Guardiamo a quanto accade in queste ore: si nobilita il peggior trasformismo per sopravvivere e si ammanta il tutto con una retorica tesa a non riconoscere la legittimità di governo dell’opposizione. Si vuole creare immotivatamente una sorta di riveduta “conventio ad excludendum” proprio quando, innanzi alla profonda crisi che attraversano le democrazie occidentali, su cui pesa enormemente il tema delle disuguaglianze, dovremmo porci il tema di ampliare la base democratica e non restringerla. Così facendo color signori saranno travolti ma andremo incontro ad una pericolosa deriva… a furia di gridare all’uomo nero per ragioni di comodo e di bottega, individuato sempre guarda caso nell’avversario di turno, prima o poi rischia di arrivare davvero. La democrazia è una conquista quotidiana non un dato acquisito…”

Quest’anno sarà sicuramente un anniversario differente. Quanto manca potere andare ad Hammamet insieme ai tanti che hanno condiviso i suoi valori?

“Dopo la parentesi delle Primavere arabe, quest’anno tanti italiani e tante italiane – non solo persone che hanno conosciuto quella stagione o ne hanno fatto parte – non potranno recarsi ad Hammamet. È ormai una sorta di rito laico che non ha nulla di amarcord come malignamente certa stampa l’ha sempre raccontato. Vi è piuttosto la volontà di tenere vivo un ricordo, di tramandarlo alle nuove generazioni, ricordare che esiste una ferita aperta che pesa sulla coscienza civile e democratica del Paese e non solo. Hammamet è un’occasione non solo per ricordare, capire, ma anche per interrogarsi, per mantenere saldo un legame con un popolo, quello tunisino, a testimonianza di un rapporto indispensabile del nostro Paese con quell’area mediterranea e mediorientale in cui possiamo e dobbiamo giocare un ruolo in funzione della pace, della stabilità e la crescita condivisa di questo grande bacino che, se non governato, se dimenticato, da fonte di opportunità diventa causa di problematiche come sta accadendo. Ecco, un pensiero in questo anniversario 2021 lo dedico proprio alla Tunisia, i cui effetti della crisi economica e sanitaria stanno mettendo a dura prova il Paese e la tenuta della giovane democrazia maghrebina, l’unica nata dalle Primavere arabe”.

“Parigi-Hammamet” è l’ultimo inedito di Craxi pubblicato dalla Fondazione a lui titolata. Un libro… originale.

“È originale la forma con cui Craxi decide, negli ultimi mesi del suo esilio, di raccontare dinamiche, interessi e attori che si celano dietro quel grande scontro che si è consumato, non solo in Italia, tra la politica e la finanza. Irritualmente sceglie la forma del romanzo, un giallo che gli consente di raccontare puntualmente, affidandoli alla finzione della narrativa, gli avvenimenti che hanno segnato anche la fine del suo percorso politico. Accadimenti così incredibili da essere così reali… Poi, se posso spoilerare, dico che nel volume il lettore troverà una autodescrizione sbalorditiva di cui, a distanza di anni, sono rimasta io stessa sorpresa… Ecco, come sempre in Craxi, l’uomo e il politico non sono scindibili”.

C’è ancora uno spazio per le idee riformiste socialiste? Anche oggi dopo la rivoluzione digitale oramai in atto?

“L’ho detto da tempo. Hanno distrutto il nostro bagaglio materiale ma non hanno potuto distruggere le nostre idee e le nostre ragioni. Quelle idee, le intuizioni e la cultura del socialismo liberale e riformista di Craxi, tra l’altro un mix sapiente tra visione nazionale e internazionale, è più che mai vivo ed attuale. Tra l’altro, proprio la rivoluzione digitale in atto pone alcune questioni essenziali in termini di libertà e democrazia, temi fondanti per la nostra cultura. Spiace però constatare che molti sedicenti socialisti, che dopo anni di abiura finalmente ritrovano il coraggio – o forse e meglio dire l’opportunismo – di dirsi “craxiani” anziché difendere quelle idee di civiltà e di progresso pensino magari di sventolare vecchi simboli abiurando a quelle idee per qualche misero posto al sole. Il socialismo è stato tante cose nella storia, spero che ci risparmino il “socialismo costruttore” o “responsabile”, una variante ancora più subalterna (e micragnosa) di quello che abbiamo conosciuto in anni non fulgenti della lunga e travagliata storia del movimento socialista e che nulla a che fare con l’eredità “craxiana”, l’unica al passo con i tempi”.

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