Continua il crollo della manifattura fiorentina tra i malumori di commercianti e artigiani – La Firenze che vorrei

PH GERMOGLI : 17 APRILE 2020 FIRENZE EMERGENZA CORONAVIRUS PIAZZALE MICHELANGELO FOTO ESEGUITA CON PALO
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La Firenze che vorrei – La crisi e la dismissione continuano a mordere e logorare quello che resta del tessuto produttivo fiorentino, in un intreccio sempre più organico tra contesto cittadino, contesto nazionale e contesto internazionale: Bankitalia ha lanciato l’allarme sullo sfondo delle Borse europee tutte in rosso. Il Corriere Fiorentino ha riportato i preoccupanti dati sulla manifattura, che si vede in crollo per il ventunesimo mese consecutivo: per produzione e fatturato si prevede un calo rispettivamente del 4,7% e dello 0,5% per il primo trimestre rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Tutta la produzione del 2024 è in caduta: -5,1% il primo trimestre, -7,2% il secondo, -4,5% il terzo e -5,1% il quarto. Secondo i dati della Camera di Commercio, a fronte di 271 aziende nate ne sono chiuse 428, e le prospettive, visti i dazi degli Stati Uniti, sono tutt’altro che rosee. La moda, che ha contribuito alla fama dell’Italia nel mondo (e che prima di riscoprire Milano come sua capitale, fioriva e prosperava proprio a Firenze) risulta essere il settore più in crisi, ma pelle e tessile seguono a ruota, rispettivamente con un -10% e un -17,4% nell’ultimo trimestre del 2024. Mancherebbe solo un trimestre per eguagliare il primato negativo del 2008-2010, quando il crollo ne abbracciò otto di fila. Naturalmente, questa tendenza nera ha le sue ripercussioni anche sull’occupazione, che nell’empolese e nel fiorentino frena dell’1,6%. Sullo sfondo di questo quadro, gli umori, come si può prevedere, sono assolutamente cupi e tesi anche nella classe imprenditoriale, con CNA, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti e Coldiretti che accusano di «protervia e arroganza» gli industriali per l’ultima intervista del patron di Confindustria Toscana, Maurizio Bigazzi, rimarcando l’isolamento di quest’ultima «dal resto della rappresentanza del sistema economico fiorentino», nelle parole citate da Repubblica Firenze, autrice dell’intervista contestata. La CGIL rincara la dose per bocca del suo segretario toscano, Rossano Rossi, il quale, pur condividendo le analisi di Bigazzi su turismo e commercio, sottolinea l’importanza della manifattura e spinge sulla questione salari, affermando che i guadagni delle aziende, pur se ridotti, ci sono stati, e sostenendo che la crisi «ha toccato più le tasche dei lavoratori che quelle dei signori». In ultima analisi, l’atmosfera di “lotta di classe” (si sarebbe detto un tempo) che si va respirando sempre più mette all’ordine del giorno la necessità di un’inversione di rotta e di un piano di reindustrializzazione che combini centralizzazione e iniziativa privata affinché possa ricrearsi quel circolo virtuoso di cui beneficiava non solo Firenze, ma anche la provincia, e che ha reso la sua manifattura un marchio di garanzia e di qualità in tutta Italia, in Europa e nel mondo (Jean-Claude Martini per La Firenze che vorrei).

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