Il Tazebao – Passata momentaneamente in subordine la Colombia, è contro Caracas, L’Avana e Città del Messico che il mirino statunitense è puntato. Tre giorni fa, nel contesto della decisione pubblicamente riaffermata dalla Presidente ad interim Delcy Rodriguez (pur non senza segnali contrastanti, come l’arrivo di una delegazione da Washigton per discutere del commercio di petrolio e la scarcerazione di un discreto numero di prigionieri dalle carceri), il Congresso venezuelano ha approvato all’unanimità una mozione di condanna nei confronti di Trump per il cospicuo centinaio di vittime civili causato dai bombardamenti del 3 gennaio e in cui l’intervento americano viene definito «attacco terrorista». L’opposizione moderata, quella cioè estranea ai circoli afferenti a María Corina Machado, ha quindi anch’essa votato contro gli Stati Uniti e a sostegno del sistema bolivariano, pur nella sua identità e critica delle carenze di quest’ultimo. Non solo Venezuela, però: tra il serio e il faceto, dagli Stati Uniti si sogna addirittura di proclamare Marco Rubio presidente di Cuba (l’attuale Segretario di Stato è di origine cubana), un po’ come a Londra il ministro della Difesa sproloquia di voler sequestrare Putin come Maduro, al che dall’Avana è giunta una reazione decisamente contrariata in virtù della quale, oltre a ribadire che «nessuno dice a Cuba cosa fare», si è ribadito l’impegno e la volontà di «difendersi fino all’ultima goccia di sangue». Per ora in sordina, invece, la presidente messicana Claudia Sheinbaum: dalle ultime dichiarazioni di Trump, con cui il Messico mantiene ancora molteplici e stretti contatti in vari ambiti, emerge una volontà sempre più marcata di condurre bombardamenti sul territorio dell’ex colonia spagnola, sempre, manco a dirlo, col pretesto dei «cartelli del narcotraffico». (JC)



