Il Tazebao – Passata la buriana, è proprio il caso di dirlo, gli americani tornano allo scoperto e non desistono dal loro tentativo di regime change in Venezuela: nove navi da guerra stanno facendo di nuovo rotta verso il Mar dei Caraibi, tra cui le USS Lake Erie (IV Flotta), Iwo Jima, Fort Lauderdale, Gravely, Jason Dunham, Minneapolis-St.Paul e Sampson, con quest’ultima per ora ancora a sud di Panama e le penultime tre già di stanza nella zona. Si registra inoltre un sottomarino d’attacco veloce per il momento identificato. Da parte venezuelana, Bloomberg riporta che l’esercito e la polizia di Caracas avrebbero mobilitato 15.000 uomini negli Stati di confine di Zulia e Tachira, e dalla parte di Maduro, oltre alla società civile e al mondo della politica, si sono schierati anche Cina, Russia e Iran. Quest’ultimo, in particolar modo, ha confermato tramite fonti militari interne che Mosca potrebbe fornire a Caracas fino a 2.000 droni d’attacco Geran-2 (Shahed-136 secondo il brevetto originale della Repubblica Islamica) in grado di raggiungere ogni punto nella regione caraibica e con possibilità di schierarne anche a Cuba e in Nicaragua. Pechino, invece, ha condannato nei termini più duri i tentativi di ingerenza ed eversione degli Stati Uniti in Venezuela: il recentissimo incontro tra il ministro della Difesa Vladimir Padrino López e l’ambasciatore cinese a Caracas, Lan Hu, ha avuto al centro l’argomento del rafforzamento della cooperazione bilaterale in ambito militare, sullo sfondo dell’avvertimento lanciato da Xi Jinping a Trump per cui, sostanzialmente, chiunque tocca il Venezuela tocca la Cina. Assai più blande, invece, le reazioni del nuovo regime di Damasco dinanzi alla protervia israeliana: insieme agli attacchi missilistici, si sono registrati atterraggi di elicotteri militari a Kiswah, nella campagna damascena, e Suweida, con nuove incursioni a Quneitra e addirittura bombardamenti sul personale militare siriano che cercava di rimuovere gli equipaggiamenti israeliani sul monte Al-Manea. Difficilmente Trump avrà, qui, di che vantare la sua “aurea da paciere”. (JC)

Perché l’America, cioè non fare con Trump l’errore fatto con Lindon Johnson
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