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Interviste Mundus furiosus

1921/2021: Da Mosca a Botteghe Oscure. Nel segno del rublo

L’approfondimento de Il Tazebao sui 100 anni del PCI si arricchisce con una lettura consigliata: “Berlinguer e il Diavolo” di Francesco Bigazzi e Dario Fertilio.

L’organizzazione dei partiti è da sempre un dilemma molto concreto. La raccolta e soprattutto la sedimentazione del consenso sono attività costose e continuative. Meglio di molti altri attori dell’Arco Costituzionale, il PCI seppe darsi un’organizzazione che non aveva eguali. La presenza e capacità di penetrazione del PCI nella società italiana erano inimmaginabili e tutt’ora perdurano negli epigoni di quella tradizione politica, anche solo per la pervasività nella scuola, nella cultura, nella magistratura. Per costruire, per mantenere questa organizzazione, per altro in un Paese stabilmente dentro al Patto Atlantico, furono indispensabili le elargizioni provenienti dall’URSS. È questo uno degli spunti di partenza di “Berlinguer e il Diavolo” di Francesco Bigazzi e Dario Fertilio (2021, Paesi Edizioni).

Quello del giornalista Francesco Bigazzi è uno sguardo privilegiato sui rapporti PCI-URSS essendo stato lui capo dell’ufficio dell’ANSA a Varsavia e a Mosca e quindi corrispondente de Il Giorno e di Panorama e in più ha potuto visionare gli archivi dell’ex URSS, oggi non più disponibili, non appena desegretati. Tra i tanti fatti di portata epocale che Bigazzi ha potuto seguire da vicino, ci racconta in un incontro privato insieme all’amica Laura Lodigiani, c’è stato Solidarnosc quindi tutte le vicissitudini dalla Perestroika fino a Eltsin. Tra le sue varie pubblicazioni si segnalano “Testimone a Chernobyl. La catastrofe che sconvolse l’URSS” (2020), “Il viaggio di Falcone a Mosca” (2015) e “Oro da Mosca, I finanziamenti sovietici al PCI dalla Rivoluzione d’Ottobre al crollo dell’URSS” (1999).

Il libro analizza e ricostruisce i finanziamenti tra PCI e PCUS che iniziano con Stalin (secondo altri iniziano addirittura con la scissione del 1921), che si sedimentano al tempo della Concentrazione Antifascita per terminare nel 1991, fatto salvo, come precisa l’autore, il tentativo di interruzione portato avanti proprio da Berlinguer (in altre occasioni abbiamo criticato la questione morale). Si stima che il PCI abbia ricevuto mezzo miliardo di dollari. E non solo attraverso le celebri valigette ma anche con mezzi più sofisticati come le join venture.

L’aura del PCI sulla sinistra italiana e non solo

Un dettaglio che emerge nella nostra conversazione è particolarmente interessante: il PCI aveva la capacità di esercitare un’influenza politica e culturale su una serie di partiti satellite o su correnti in seno ad altri partiti; riusciva a farlo anche e non solo con il pensiero, con la propaganda ma, più concretamente, finanziando alcune personalità dentro a questi ultimi. Anche per questo il distacco del PSI dal PCI, accompagnato da una poderosa ripulitura dottrinale, fu tutt’altro che agevole. Ovviamente al finanziamento corrispondeva una stretta osservanza dell’ideologia comunista, sempre e comunque. “Quando Nenni mostrò insofferenza verso l’URSS” ci racconta sempre l’autore citando un documento in suo possesso. “Luigi Longo andò subito a Mosca, si incontrò con Ponomariov, che era il grande distributore, chiedendogli di non dare più soldi a Nenni”.

Dove sono finiti i tesori dell’URSS?

Francesco ci ha mostrato, inoltre, un telex con la traduzione di un’intervista concessa da Stepankov, procuratore generale russo, dopo l’assassinio del giudice Falcone. Stepankov aveva individuato in Falcone l’unico interlocutore valido in tutta l’Europa. Con lui voleva ricostruire i rapporti tra PCUS e PCI perché cercava di ricostruire dove fossero finiti i soldi del PCUS dopo la caduta dell’URSS.

Anche per tutta questa serie di dettagli “Berlinguer e il Diavolo” di Bigazzi e Fertilio, che ci aiuta nel comprendere appieno la capacità del PCI di gestire il consenso, eredità politica e culturale i successori, più o meno vicini, più o meno consapevoli, ancora sopravvivono, merita un’attenta lettura.