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Mundus furiosus

“Quando il bambino era bambino…” Prospettive e retrospettive sulla Germania di oggi e di ieri alla luce del tramonto della leadership di Merkel

Alla luce della complessa successione ad Angela Merkel è ancor più interessante ripercorrere le tappe della Germania nella storia recente.

“Quando il bambino era bambino” [1] passeggiava per Potsdamer Platz. Era una delle piazze più briose d’Europa. Ispirò intellettuali e artisti, come Kirchner [2] che coglierà le inquietudini di quello “stordimento di macchine”, di quel “rimescolio di gente” [3]. Lui e gli altri espressionisti si fermarono sicuramente al Cafè Josty, dove il bambino sorseggiava il suo caffè. Quel bambino è poi diventato adulto, quindi anziano, e lutto e tragedia, una dopo l’altra, non riesce più a trovare la sua Potsdamer Platz che oggi è una landa senza vita, ferita da un muro. L’anziano si chiama Homer.

“Il Cielo Sopra Berlino”, capolavoro lirico e sentimentale di Wim Wenders, è dell’1987. Il muro ancora serpeggiava per la città. In tanti si sentivano come Homer. La piazza, che negli anni ’90 sarà teatro di una rigenerazione urbana che tutt’oggi fa scuola, era ancora una ferita aperta. Nella coscienza, nella memoria dei berlinesi prima che nello spazio urbano. Lo spiega egregiamente un numero di Iperborea dedicato a Berlino dove si trova un contributo di Peter Schneider [4] incentrato sul geniale intervento di Renzo Piano, che si trovò, caso più unico che raro, a intervenire su una porzione urbana dove non rimaneva pressoché nulla. E, come sottolinea l’autore che fu tra gli ispiratori del ’68 tedesco, allora c’erano solo fantasmi, ricordi, rimossi.

Quando Angela era bambina (nasce ad Amburgo nel ’54) il muro ancora non c’era ma varcarlo non sarebbe stato un problema per il padre, il pastore luterano Horst Kasner. Di lì a poco Gunter Grass, coscienza critica della neonata democrazia tedesca, farà uscire “Il tamburo di latta” (1959), primo felice parto della sua Trilogia di Danzica, anch’essa città che porta profonde le stimmate del Secolo Breve; nel libro, un’autobiografia inconfessata, Grass libera i tormenti di una Germania che fu, convintamente, nazista.

” (…) Sopra il pianoforte il ritratto del cupo Beethoven, un regalo di Greff, fu staccato dal chiodo e al medesimo chiodo fu messo in vista un Hitler dall’espressione similmente cupa (…) Così pervenimmo al più cupo dei faccia a faccia: Hitler e il Genio erano appesi uno di fronte all’altro, si guardavano, si scrutavano e non riuscivano a trovarsi simpatici”. [5]

Quando Angela sarà adulta e politica pienamente rodata nella CDU, lei che partiva a sinistra, uscirà “Good bye, Lenin!” (2003), film che manda in soffitta, con ironia, le storture della DDR (e i cetriolini dello Spreewald). Film che non poteva che uscire allora, ben lungi dalla caduta del Muro e dalla ricostruzione, tutt’altro che lineare come raccontò proprio il premio Nobel Grass, quando le ferite si erano ricomposte.

Il ragazzo protagonista della fortunata pellicola, Alex (Daniel Brühl), divenuto adulto e oramai quarantenne, vivrà in una nuova Germania, quella modernizzata dalle riforme Schröder e rilanciata come locomotiva d’Europa sotto la guida di Angela che saprà destreggiarsi anche nelle sfide più complesse della contemporaneità.

Oggi il bambino nato nell’anno di uscita di “Good bye, Lenin!” avrà vissute sulla sua pelle le nuove contraddizioni della Germania: precariato (anche per le accennate riforme), questione ambientale, immigrazione e integrazione, alla ricerca di nuove sintesi. Si starà formando una sua opinione. Magari quando avrà la possibilità di votare, molto probabilmente per la prima volta, sarà tentato dai Verdi, la cui agenda è in linea con le sue priorità, che potranno, dopo lungo tempo, rompere l’egemonia della CDU. Del resto, proprio Angela divenne Cancelliera nel 2005 dopo la “traversata nel deserto” iniziata nel ’98 quando si formò l’ultimo governo Verdi-SPD


  1. P. Handle, “Elogio dell’Infanzia”, citato all’inizio del film di W. Wenders. La poesia recita: “Quando il bambino era bambino/camminava con le braccia ciondoloni/voleva che il ruscello fosse un fiume/il fiume un torrente/e questa pozzanghera il mare…”
  2. Il quadro di E. L. Kirchner al quale si allude è “Potsdamer Platz” del 1914.
  3. L. Pirandello, “Il fu Mattia Pascal”, IX. I sentimenti di Pirandello saranno analoghi a quelli del pittore espressionista tedesco.
  4. P. Schneider, “Il cantiere show di Potsdamer Platz”, tradotto da Eleonora di Blasio e David Albamonte (The Passenger, Iperborea, 2019).
  5. G. Grass, “Il tamburo di latta”, capitolo “La tribuna”.

Queste riflessioni sulla Germania che andrà al voto, un voto che avrà ripercussioni su tutta l’Europa, a cominciare dall’Italia, strettamente connessa ai tedeschi con i suoi apparati produttivi, nascono dopo aver seguito l’interessante webinar della Fondazione Craxi insieme alla Fondazione Konrad Adenauer di giovedì scorso. Ai relatori e agli organizzatori i più sentiti ringraziamenti de Il Tazebao.

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