Sicuro come… un Re (parte 3). La certezza di una pensione

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Al contrario dei nostri genitori e nonni, la pensione, sempre più lontana nel tempo, è anche meno consistente. Ecco perché dobbiamo premunirci.

La pensione per molti anni è stata un approdo sicuro dove riposarsi e dedicarsi alle proprie passioni e alla famiglia. In effetti, i nostri genitori e nonni hanno avuto un ruolo decisivo nella tenuta delle nostre famiglie, in termini di lavoro domestico ma anche grazie all’apporto proprio della pensione, fonte di reddito stabile cui attingere.

Per molti di noi, figli di quel mondo, per noi, nati dagli anni ’60 ai ’90, la pensione era una certezza intoccabile. O almeno lo era quando siamo approdati al lavoro, con certe regole, con certi tempi e obiettivi. E invece negli ultimi anni questa granitica certezza è venuta meno.

Le risorse, considerando anche i molti pensionati che hanno smesso di lavorare molto presto, non bastano e lo Stato non può assicurarci una pensione come l’hanno percepita i nostri predecessori. Anzi, secondo alcune proiezioni quasi irrisoria.

Insomma, contrariamente all’equità intergenerazionale su cui dovrebbe basarsi la tenuta del welfare state, noi e a maggior ragione chi entra nel mercato del lavoro o ci è entrato da poco – penso anche ai nostri figli che si affacciano al lavoro dopo percorsi di studi spesso articolati e costosi – pur versando regolarmente, pur avendo versato anche da molti anni non abbiamo la certezza di una pensione sufficiente a garantire un passaggio dal lavoro al non lavoro senza scossoni e ripercussioni che potrebbero compromettere gli anni più difficili.

Anche per questo dobbiamo dotarci di strumenti alternativi per compensare l’incapacità dello stato sociale di assicurarci una pensione sufficiente per il nostro standard di vita.

La necessità di garantirsi una pensione certa

Partiamo un po’ più alla lontana rispetto a queste già utili riflessioni. L’età non lavorativa, la cosiddetta terza età, è il periodo della vita nella quale generalmente si hanno più problemi di salute, più difficoltà, dove si è più isolati.

Viceversa, l’età si è allungata per tutti. Viviamo di più seppur con maggiori acciacchi e problemi, determinati anche dagli stili di vita, spesso non salutari e non adeguatamente controllati. Non di rado, per altro, le ricadute in terza età sono frutto del lavoro usurante.

Di conseguenza dobbiamo premunirci sapendo che potremo vivere anche, secondo le statistiche sull’aspettativa di vita media (circa 82 anni), almeno 15 anni dopo essere andati in pensione.

Quanto accantoniamo quindi deve permetterci di provvedere al nostro sostentamento, alle emergenze sanitarie e non solo (casa, auto), al sostegno dei figli ove presenti.

Come provvediamo a tutte queste esigenze senza una fonte di reddito stabile e affidabile?

Come compenseremo le contrazioni delle entrate mensili?

Come faremo fronte ai rovesci della salute?

Una terza età senza pensione adeguata è un rischio e come per ogni rischio Reale Mutua ha elaborato una sistema di protezione a seconda delle esigenze. Sono diversi, infatti, i fattori di cui tener conto: età del pensionamento, nucleo familiare, stile di vita, esigenze personali. Per ognuno di questi casi Reale Mutua ha la soluzione adatta.

Maggiori dettagli sulle tipologie di pensione integrativa: https://www.realemutua.it/risparmio/previdenza

Stefano Ferroni – Reale Mutua Calenzano

© Riproduzione riservata

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