Il Tazebao – Era stato annunciato entro 72 ore il ripristino della rete globale nella Repubblica Islamica dell’Iran, dopo la riabilitazione della possibilità di inviare e ricevere SMS ed effettuare chiamate verso l’estero. Il contesto interno, sia per i media iraniani che per l’Institute for the Study of War, è oramai pacificato e nessuna manifestazione di alcun tipo si è più verificata nelle ultime 48 ore. Fanno eccezione unicamente i funerali delle vittime delle rivolte e le ultime mobilitazioni a sostegno del governo, che hanno interessato in numeri enormi tutte le città del Paese. Seppur subito riaperto, lo spazio aereo rimane soggetto ad avvertenze e segnali di rischio, poiché da varie fonti l’attacco statunitense non è affatto dato per archiviato. Anche a Washington, d’altro canto, gli interrogativi sono molti: dal Pentagono hanno fatto far marcia indietro a Trump avvertendolo delle conseguenze di una simile azione, soprattutto per le basi nel Golfo, che non comporterebbe affatto la «caduta del regime», come del resto non l’ha di fatto comportata neanche per il Venezuela, che anch’esso continua a vedere cortei popolari assai nutriti contro l’invasione e per il rilascio del Presidente Maduro. Sta intanto prendendo a diffondersi, proprio nel nostro Paese, un inquietante clima intimidatorio “democratico” che non susciterà indignazioni e inchieste perché commesso dai sostenitori di Pahlavi, quindi dai “Buoni”: sono proprio donne iraniane, per ironia della sorte, a denunciarlo. La docente Farian Sabahi, in un’intervista al Fatto Quotidiano, ha parlato esplicitamente delle minacce di morte ricevute da lei e da altre sue colleghe, tutte oppositrici della Repubblica Islamica, per le loro posizioni divergenti da quelle dei monarchici. Sorte analoga toccata all’accademica Minoo Mirshahvalad, femminista e attivista del movimento Donna, Vita, Libertà, presa di mira dopo alcune dichiarazioni rilasciate a OttolinaTV e contrarie rispetto alle idee dei principali gruppi dissidenti. (JC)



