Il Tazebao – Con un Venezuela impegnato a bilanciarsi tra le minacce di Washington e l’orientamento politico tradizionale della Repubblica Bolivariana, tra la nuova legge sugli idrocarburi e le amnistie, e una Cuba il cui soffocamento viene alleviato solo dai campi fotovoltaici e dagli aiuti umanitari dal Messico (e la Russia che studia come inviare petrolio aggirando il blocco navale di Trump); con una Colombia il cui presidente è a fine mandato e impossibilitato per legge a candidarsi per un secondo e una resistenza socialista i cui unici baluardi relativamente più stabili sono rimasti solo Nicaragua e Uruguay, al netto del centrismo strategico brasiliano (seppur più tendente a sinistra), una nuova luce torna ad accendersi in quel Perù che ancora nel 2021 vide vincitore il marxista ed ex senderista Pedro Castillo, poi destituito da un golpe bianco l’anno dopo. Caduti la sua succeditrice, Dina Boluarte, e il primo presidente ad interim, José Jerí, la sua formazione Perú Libre è tornata al governo, seppur provvisoriamente, pochi giorni fa. Non sarà guidato da Castillo, ancora incarcerato per accuse di “tentato golpe”, ma dall’avvocato 83enne José María Balcázar, che pur si conquista il titolo di presidente più anziano della storia del Paese, seppur ad interim anche lui: 60 voti a 46 il risultato delle votazioni parlamentari che lo danno per vincitore al secondo turno e mandatario in carica fino al 28 luglio, quando si insedierà il nuovo governo. Le elezioni generali sono infatti previste per il 12 aprile e la sua vittoria sulla favorita, la liberista María del Carmen Alva, getta uno squarcio sui possibili risultati della tornata elettorale vera e propria, che potrebbero veder tornare dalla porta coloro che furono defenestrati ancor non molto tempo fa. (JC)



