Rishi Sunak: stucco nuovo su crepe vecchie? Il Secolo Trentino 01/11/2022

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Un’analisi che ha il pregio di entrare dentro le non certo lineari dinamiche della politica inglese

Il Secolo TrentinoRishi Sunak è in carica a malapena da due settimane e il governo già arranca. I media Elkann hanno tentato forzosamente di banalizzare il disastroso governo Truss con l’accostamento alla situazione italiana, ma il paragone non regge. Per il secondo favorito dopo Truss, la vittoria su Boris era scontata, ma adesso dovrà tenere insieme la sua maggioranza. E Rishi non ne sta facendo una giusta, scatenando l’indignazione sia in casa che all’estero.

Ha richiamato al governo la poco amata Home secretary (equivale al Ministro dell’Interno), dimissionaria in un gabinetto di dimissionari solo pochi giorni prima. Suella Braverman è un personaggio chiave nel crollo di Truss. Lasciando trapelare informazioni riservate, ha compromesso il governo, ma anche la sua stessa figura. Si dichiara fiera dell’impero, nonostante le sue origini indiane, e ammette candidamente la sua “ossessione” per il progetto di deportazione di massa dei clandestini in Ruanda.

Nemmeno in politica estera sembra attecchire l’effetto Obama. L’assenza di Sunak – e quella del re – al Cop27 sulla crisi climatica ha generato indignazione a livello internazionale. Il mondo anglosassone ha rinunciato alle sue ipocrisie liberal, per anni corsetto dei paesi in via di sviluppo che guardano ormai altrove. La frattura creata dalla guerra va aggravandosi e l’abbandono di un modello imposto per gli altri pesa in una Britannia post-Brexit. Non basta una classe dirigente cosmeticamente variegata, perché il Commonwealth ha degli interessi precisi e si aspetta che il premier, più ricco del re di cui detta l’agenda, risponda.

Ma Sunak è un Conservatore dell’establishment: appartiene allo stesso mondo di David Cameron e parla la stessa lingua. La Truss, col suo leggero accento regionale, rievocava l’Inghilterra delle acciaierie. La cosa le permetteva anche di rappresentare una destra in continuità con l’era thatcheriana, glissando anche sulle note dolenti. La destra “libertaria”, una destra antistatalista e armaiola, puramente anglosassone, a tutela della proprietà privata e dei diritti della persona rivendicati anche dalla sinistra liberal nel segno dello Stato minimo.

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