Il Tazebao – Continuano le manifestazioni di protesta, iniziate in varie città iraniane negli ultimi giorni dell’anno appena trascorso: seguendo tuttavia uno scenario siriano, i manifestanti pacifici si dividono tra chi ha lasciato il campo e chi si è esposto, individualmente e collettivamente, per condannarne le degenerazioni violente e riaffermare il proprio sostegno all’ordinamento sociale e statale, pur nella rinnovata critica alle oggettive mancanze in ambito economico. I grafici mostrano in sintesi una diminuzione delle proteste (il picco è stato raggiunto al Gran Bazar di Teheran con 2.148 manifestanti, l’area è tuttavia già tornata alla normalità) ma un aumento degli episodi di violenza, i quali hanno portato all’uccisione, l’altro ieri, del basij 22enne Amir Hesam Khodayari-Fard a Kurdasht, nella parte occidentale del Paese. Qui altri 13 suoi colleghi e agenti di polizia sono rimasti feriti, e altrove sono emersi video di pestaggi di gruppo ai loro danni e lanci di molotov contro le forze di sicurezza, mentre a Hamedan la popolazione si è unita a queste ultime nel contrastare i rivoltosi, alcuni dei quali si sono fatti ritrarre intenti a incendiare copie del Corano e di altre sacre scritture. Nel contesto dei tentativi di disinformazione operati da Israele, l’emittente antigovernativa Tousi TV ha pubblicato «notizie dell’ultimo minuto» tanto sensazionalistiche quanto false sulla «perdita del controllo di tutte le principali città» da parte del governo e la «fuga di Khamenei». Frattanto, è stato individuato l’atterraggio di quattro aerei da trasporto militare russi in vari aeroporti iraniani, un significativo aumento nella cooperazione tra Mosca e Teheran probabilmente volta alla ricostruzione e al potenziamento delle capacità difensive di quest’ultima in previsione di una nuova fase di scontro con Israele. Tel Aviv e Washington avvertono minacciosamente della preparazione di un intervento: Trump ha “avvertito” la Repubblica Islamica di un’invasione militare diretta «se l’Iran spara e uccide violentemente manifestanti pacifici, come è loro abitudine», e da Tel Aviv si dicono «sicuri» che lo Stato ebraico affiancherà quelli Uniti. Il capo del Consiglio di Sicurezza iraniano, sottolineando l’ormai chiara rivelazione del retroscena dell’inasprimento violento delle proteste, replica prontamente: «Il popolo americano dovrebbe sapere che è Trump ad aver dato inizio a questa avventura e dovrebbe stare attento ai propri soldati». La stragrande maggioranza del popolo iraniano, tuttavia, si è recata nei luoghi di culto e alla tomba del Generale Soleimani per commemorare il sesto anniversario della sua uccisione, anch’essa “incidentalmente” firmata Donald J. Trump. (JC)



