Il Tazebao – La vecchia tattica del bastone e della carota: questa è la sintesi che emerge dal discorso tenuto da Marco Rubio alla recente Conferenza sulla Sicurezza di Monaco. Ma anche una linea confusa e frutto delle contraddizioni interne all’amministrazione Trump: se alla vigilia dell’inizio dei lavori il Segretario di Stato ha aperto all’ipotesi di un incontro coi rappresentanti ucraini, egli l’ha poi cancellato, per ricevere il solo Zelensky. Ha poi espresso dubbi sulla «serietà» della Russia nella soluzione del conflitto ucraino ribadendo il proprio sostegno alla linea dei negoziati, cui gli Stati Uniti continueranno ad aderire. Nel suo discorso alla conferenza, tuttavia, ha menzionato l’Ucraina solo una volta e per sottolineare il ruolo da egli percepito come dirigente di Washington nei negoziati, abrogando di fatto la linea del «Whatever it takes» finora condivisa dal cosiddetto Occidente collettivo. Parlando più in generale della NATO, ha assicurato che gli Stati Uniti non ne usciranno e che le manovre e gli spostamenti recenti di soldati americani in Europa sono prassi comune da sempre. Intanto, con Kosovo, Albania e Bulgaria gli States hanno annunciato contratti quinquennali in progetti di manutenzione e costruzione delle basi militari ivi stanziate. Le parole del direttore dell’Istituto Octopus di Prishtina, dalle quali trasuda il suo sollievo per la riconferma dell’importanza strategica della repubblica autoproclamata per il Pentagono, che egli lega alla «minaccia che la Russia rappresenta per questa parte dell’Europa», lascia pochi dubbi sul reale bersaglio di questa manovra a stelle e strisce mascherata sotto la bandiera dell’Alleanza Atlantica. (JC)



