“L’Italia radicale”. L’intervento introduttivo di Lorenzo Somigli

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L’intervento introduttivo di Lorenzo Somigli (Il Tazebao) al confronto con Sorani e Sorrentino alla Libreria L’Ora Blu.

Eccoci di nuovo e dove se non qui? Un giorno – lo dico perché oggi c’è il chaos della partita – quando la Fiorentina non giocherà più al Franchi (forse) e il Campo di Marte si svuoterà, ci aggrapperemo a un luogo come questo, per contrastare il declino o dimenticarlo, con il medicamento del libro. Anche solo per un po’. Grazie di esserci, Libreria L’Ora Blu. Tra l’altro qui, grazie Mello, ho scoperto un libro incredibile, il frammento “Mens, Hyle, Deus” di David di Dinant.

Riavvolgendo il nastro, nella precedente presentazione con Giacomo Guida – la cito perché abbiamo riempito la sala parlando dell’assedio di Aquileia e di Massimino il Trace – si è analizzato l’inizio del trapasso dell’Impero romano, che ebbe conseguenze geostrategiche su tutto l’assetto euro-mediterraneo, venendo a mancare una potenza in grado di ordinare lo spazio.

Oggi tenteremo approfondire le evoluzioni nel sistema politico nostrano e nel cuore dell’Impero americano – al di là di un certo gollismo di maniera – ma anche di legare queste trasformazioni alla geopolitica. Si tende a vedere il sistema politico come chiuso, separato, quasi qualcosa di meccanico, quindi di lontano dalla società e dal tempo. E, invece, oggi vogliamo se non cambiare per lo meno integrare questo approccio. E lo facciamo con due esperti per una prospettiva a tuttotondo: Carlo Sorrentino e Alessandro Sorani, li ringraziamo. Lo facciamo per altro in una città che tanto ha dato alla Scienza Politica.

L’Italia radicale

La fase iniziata in Italia merita un approfondimento. Dopo la fase di massima frammentazione nel quinquennio 2013-2018, dopo l’oscillazione tra populismo e tecnocrazia, il sistema italiano ha prodotto due nuove guide, che chiudono le parabole trentennali dei rispettivi schieramenti.

Il Presidente del Consiglio ha portato a termine la parabola del MSI, dallo scongelamento fino a Palazzo Chigi, passando per la traversata del Giordano di finiana memoria; la guida della prima opposizione completa, in parallelo, il passaggio a quel “partito radicale di massa” sull’esempio, una su tutte, di Ocasio-Cortez.

Pensare alle due guide radicali solo in quanto donne al potere è una falsa pista: la leadership femminile è un fatto consolidato ma va letta in un quadro più ampio. E, in un certo senso, va anche demistificata. La serie tv Netflix Borgen – così siamo anche pop – mostra l’ascesa al vertice della politica danese di Birgitte Nyborg: in un passaggio che mi ha colpito si trova a far passare una legge per le “quote rosa” nelle aziende, dovendo mediare tra altre donne ministro, alcune più vetero-femministe altre più entranti e belle, e le esigenze delle industrie.

Insomma, anche le donne mentono, mediano, cambiano con il potere, lo accentrano.

Torno sulla politica. Caratteristica del bipolarismo, però, è anche la presenza di un sostrato comune di valori e in questo caso l’atlantismo: in tempi di guerra la politica estera è pressoché determinante.

Passo agli Stati Uniti

Sappiamo benissimo che sono un sistema a due ma c’è dell’altro sotto. Notiamo che i Repubblicani preferiscono concentrarsi su Iran e Russia, i Democratici puntano alla Russia. Ciò nasce da una valutazione di ordine geopolitico. A inizio del Novecento, l’élite anglosassone si pone il problema di come contrastare potenze popolose ed emergenti. Lo si legge nelle riflessioni di Lord Kitchener, nel celebre saggio di Homer Lea “The day of the Saxon”, nei lavori di Mackinder e Spykman. Per smontare il triangolo Russia-Iran-Cina che preme sugli oceani bisogna affrontarne uno alla volta, spesso ricorrendo a uno o più alleati.

Venendo all’oggi vediamo una possibile riproposizione dello schema. Mentre la guerra è a un punto fermo – per ora – si fa sempre meno remoto un avvicendamento alla Casa Bianca. Non è da escludere nemmeno che, come successo un secolo fa, la Russia, dopo la sconfitta nella guerra con il Giappone, poi non si riallinei alle potenze occidentali e che a riportarla sia un presidente repubblicano in vista di uno scontro con la Cina.

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