La “Dottrina Donroe” semina e raccoglie una Bolivia riconciliata con Israele e un Cile col presidente «più a destra dal 1990». Il Tazebao del giorno

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Il Tazebao – La proiezione sempre più centrale degli Stati Uniti su quello che fu il loro “cortile di casa” ai tempi di Monroe sta creando non pochi problemi all’America Latina: i bombardamenti delle navi nei Caraibi col pretesto della “lotta al narcotraffico” hanno ucciso 80 persone nei soli due mesi da settembre a novembre, col Venezuela nell’occhio del ciclone. Nessuno sa con esattezza cosa si siano detti Maduro e Trump al telefono, le speculazioni giornalistiche parlano di pressioni continue di quest’ultimo per far dimettere il primo e varie “trattative” per esili più o meno dorati ma decisamente poco credibili. Se il presidente bielorusso si è detto disponibile a ospitare il suo omologo venezuelano come rifugiato politico nel caso dovesse essere costretto a lasciare il Paese, il governo di Caracas ha nondimeno deciso di dire addio alla Corte Penale Internazionale come ulteriore misura per difendere, tra le altre cose, i risultati di una tangibile crescita economica: si punta a un incremento del 15% dell’estrazione petrolifera nel 2026. A novembre, frattanto, la produzione giornaliera di idrocarburi liquidi ha raggiunto 1,167 milioni di barili, con una crescita del 18,6% dall’inizio dell’anno. L’obiettivo è arrivare a 1,2 milioni entro fine anno. Maduro ha inoltre annunciato l’ingresso di 13 nuovi investitori nel settore estrattivo nel prossimo anno, portando il totale a 35 tra operatori nazionali e internazionali. Egli ha reso noto un programma di forniture di gas di petrolio liquefatto alla Colombia, la prima delle quali sarà gratuita per le comunità di confine. Non per tutta l’America Latina, però, è questa la situazione: la Bolivia ha messo un altro tassello sul suo percorso filoamericano riallacciando ufficialmente i rapporti diplomatici con Israele, interrotti da Luis Arce due anni fa a seguito dell’inizio del genocidio in Palestina; in Cile ha appena vinto le elezioni l’ultraconservatore José Antonio Kast, nipote di uno dei tanti gerarchi nazisti fuggiti nel continente dopo la Seconda guerra mondiale e figlio del direttore della Banca Centrale ai tempi di Augusto Pinochet. (JC)

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