Il Tazebao – Il 26 dicembre 2025 resterà una data dal significato più pesante di quanto possa sembrare, nella diplomazia mondiale e a chiusura di un anno in cui l’instabilità e l’ingovernabilità della situazione internazionale non ha fatto che aggravarsi: tenendo ben saldi nel mirino gli Ansarallah in Yemen, e nel contesto dell’infuriare della guerra tra le fazioni d’opposizione nel Paese (le forze filo-saudite continuano la loro controffensiva, ma i filo-emiratini non mollano), Israele ha riconosciuto la Repubblica del Somaliland, dichiaratasi unilateralmente indipendente dalla Somalia nel 1991. Chiaro è l’obiettivo di Tel Aviv: ottenere un permesso per costruire una base militare che affacci sul Mar Rosso aggirando però il blocco navale imposto dalla Resistenza yemenita. Pronta è stata la condanna dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica e da altri 21 Stati, tra cui Palestina, Algeria, Iran, Libia, Nigeria, Pakistan, Egitto e le petromonarchie del Golfo, oltre naturalmente a Somalia e Yemen. Da quest’ultimo altrettanto tempestivo il messaggio del capo degli Ansarallah, Abdulmalek al-Houthi, il quale ha avvertito che gli obiettivi israeliani saranno obiettivo legittimo delle sue milizie. L’Etiopia spicca in senso contrario, dopo un iniziale tentativo di riconoscimento andato a monte per l’opposizione compatta dell’Unione Africana e la promessa di riproporsi quale seconda a riconoscere la repubblica separatista: Abiy sembra voler cogliere l’occasione. La Cina, che ha sempre malvisto il Somaliland per i suoi rapporti con Taiwan, si oppone e si schiera «per l’integrità territoriale della Somalia». Chiara anche la posizione del presidente somalilandiano, che si dice pronto a sottoscrivere gli Accordi di Abramo, mentre i cieli proclamati “sovrani” sono già solcati da aerei israeliani e angloamericani. (JC)

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