Il Tazebao – Sembra essere naufragato il tentativo, terzo in tre anni contando come suoi precedenti il movimento Donna, Vita, Libertà del 2022 e l’aggressione israelo-americana dell’anno scorso, di far cadere la Repubblica Islamica dell’Iran: questa volta, tentando di far precedere le rivolte popolari all’intervento militare con la giustificazione della «protezione dei manifestanti», Trump e Netanyahu hanno ritenuto giunto il momento di reinsediare il trono reale e un Pahlavi sopra di esso. Dopo due settimane di scontri sempre più violenti, in cui, secondo stime non verificate della Reuters, hanno trovato la morte 500 persone e 48 agenti della sicurezza statale, oltre a parecchi civili uccisi dai manifestanti “per la democrazia” (ricordiamo tra essi la giovane infermiera Marzieh Nabavinia, bruciata viva nella clinica dove lavorava a Rasht, e la piccola Melina Asadi, uccisa a 3 anni a colpi di arma da fuoco tra le braccia del padre a Kermanshah), oltre agli incendi di moschee e copie del Corano i rivoltosi hanno dovuto ripiegare e i tumulti stanno pian piano cessando. Migliaia gli arresti operati da Basiji e Pasdaran, mentre le esequie delle vittime sono diventati occasione per veder riversarsi, in ogni città e provincia dell’Iran, milioni di uomini e donne di tutte le età e i ceti sociali a sostegno della Repubblica Islamica e dell’Ayatollah Khamenei, scandendo slogan contro Stati Uniti e Israele, ma anche contro Trump, Netanyahu e Reza Ciro Pahlavi. Presente in piazza anche il Presidente Masoud Pezeshkian, il Ministro degli Esteri Abbas Aragchi e il Presidente del Parlamento Mohammad Baqer Qalibaf, a conferma di una sicurezza sostanzialmente ritrovata: ovviamente smentite le voci su presunte “città catturate” da parte dei rivoltosi. Non cessano, tuttavia, le minacce di invasione e bombardamenti da parte dell’inquilino della Casa Bianca: la Cina ha da parte sua annunciato piena disponibilità a fornire «qualsiasi tipo di aiuto» all’Iran, anche militare. Si prepara, infatti, anche il riavvio di internet e dei collegamenti telefonici, non senza il riuscito sabotaggio di circa l’80% delle reti Starlink attivate da Elon Musk per gli oppositori. (JC)



