Il Tazebao – La catastrofe su tutta la linea, ambiente compreso, in quello che rappresenta perfettamente l’ormai inarrestabile decadenza del mondo che si voleva “post-moderno”, sta registrando nuovi e scioccanti avvenimenti nella Spagna, che fu tra i principali centri d’irradiazione del cattolicesimo nel Vecchio Continente. Valencia è martoriata da un’evitabile alluvione che con 400 litri d’acqua per metro quadrato ha già causato almeno 217 morti alla giornata di ieri, nonché una ferocissima contestazione a re Felipe VI e al presidente Sánchez da parte delle comunità colpite dalla catastrofe. Essa, peraltro, avrebbe potuto allargarsi ad altre località: ad Almonacid de la Cuba, nella regione di Aragona, però, un’antica diga romana ha evitato il peggio. Costruita ai tempi dell’imperatore Augusto e alta 34 metri (record tra le costruzioni del suo genere sopravvissute nel mondo), ha saputo resistere ai flussi e ai flutti dell’acqua che premeva per uscire, evitando così distruzioni e perdite di vite umane nell’omonima regione. Sembra quasi un presagio e un messaggio oltreumano: solo con la riscoperta e la valorizzazione delle radici comuni possiamo trovare una soluzione e arginare (è proprio il caso di dirlo) la dismissione che incede e tutto vorrebbe cancellare, partendo dalla tecnica e dal sapere di chi produceva e contribuiva fattivamente alla società senza artificiali anglicismi a mascherare il superfluo quando non direttamente il nulla. Miglior regalo per il quarto anniversario del Tazebao, a conferma delle tesi alle sue fondamenta, non poteva esserci. (JC)

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