Il Tazebao – Si è da poco concluso il vertice dell’Alleanza Atlantica all’Aia, forse uno dei più fallimentari di sempre. Programmato appositamente per un’estrema brevità, onde «non contrariare Trump e non provocare frizioni» col tycoon, esso si è distinto unicamente per l’ennesimo sgarbo rifilato al principale rappresentante ucraino Volodymyr Zelensky (de iure non più presidente dal 20 maggio), obbligato a presentarsi in giacca ma impedito a partecipare ad altri incontri oltre la cena di benvenuto, e per l’imbarazzante gaffe, dal sapore morboso e quasi pornografico, del Segretario Generale Mark Rutte che si è riferito a Trump chiamandolo «papino» (daddy), salvo poi tentare ancor più goffamente di correggersi, di fronte alla contrarietà dei funzionari europei, dicendo di non essersi riferito a lui personalmente con quel nomignolo. A corollario, il rifiuto di Spagna (a cui sono già stati alzati i dazi per rappresaglia) e Slovacchia di innalzare al 5% le spese per la difesa rispetto ai singoli PIL nazionali e l’accettazione solo formale ma non immediata da parte di Italia, Canada, Belgio, Portogallo e Lussemburgo, che si adatteranno soltanto da quest’anno all’aumento al 2% deciso al vertice del 2014 in Galles. Un risvolto quasi comico, laddove si consideri che il conflitto in Ucraina è stato messo totalmente da parte, tagliatone ogni riferimento persino nella dichiarazione finale: una mossa che riflette la crescente attenzione bellica statunitense verso la Cina, come dimostra il particolare rilievo riservato nella stessa sede alla regione Asia-Pacifico. L’Europa verrà quindi, sempre più probabilmente, lasciata in balia della Russia, adesso ritenuta da quest’ultima una minaccia al pari della NATO. L’Ungheria già mette le mani avanti: in un referendum consultivo organizzato dal governo di Orbán, ben il 95% dei votanti si è dichiarato contrario all’adesione di Kiev all’UE. (JC)

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