Il Tazebao – Si aggiunge al vortice di notizie che compone il mosaico della guerra in preparazione, l’improvvisa rivelazione, da parte dello Stato Maggiore dell’Esercito Popolare di Corea, di una provocazione addirittura doppia da parte della Corea del Sud, datata l’ultima 4 gennaio e la prima, rivelata solo ora, 27 settembre. Trattasi di due droni spia infiltrati da Inchon nel territorio della RPDC e disabilitati con mezzi di guerra elettronica nella municipalità di confine di Kaesong, nell’area sotto giurisdizione nordcoreana. Il primo drone, quello di settembre, è invece riuscito a far ritorno alla base dopo appena tre ore e venti minuti: l’obiettivo consisteva nello scattare immagini del monte Janam vicino al confine, dell’insediamento di confine di Panmunjom, dell’ex zona industriale e di alcune postazioni militari alla frontiera. Sebbene le fonti ufficiali sudcoreane abbiano cercato di minimizzare parlando di «droni per uso civile», la dinamica dell’intera azione, che ha incluso zone militari rigorosamente riservate e chiuse al pubblico, non è passata inosservata al nord: se dall’Esercito hanno tracciato, nel comunicato corredato di varie prove documentali e fotografiche, un parallelismo con l’Ucraina (forse per preparare “ideologicamente” l’alleato russo all’intervento militare in un conflitto ritenuto sempre più probabile), il Partito del Lavoro di Corea, per bocca di Kim Yo Jong, sorella di Kim Jong Un, ha annunciato che le organizzazioni civili nordcoreane ricambieranno presto il “favore”, ricordando le analoghe provocazioni del 2024, con un analogo e molteplice lancio di droni verso sud. (JC)



