Il Tazebao – Torna a surriscaldarsi il clima ai confini dell’India, già messa sotto pressione dalle rivoluzioni colorate che, sul nuovo modello delle “lotte della Generazione Z”, hanno abbattuto i governi verso di essa inclinati in Bangladesh e in Nepal, rispettivamente nel 2024 e nel 2025. Nel primo, in particolare, ha avuto luogo ieri la prima tornata elettorale dal rivolgimento che nell’agosto di quell’anno rovesciò Sheikh Hasina, figlia del “padre della nazione” Sheikh Majibur Rahman, costringendola alla fuga nel territorio del vicino alleato: l’ha vinta il Partito Nazionale del Bangladesh, BNP nella sigla inglese, conquistando 212 seggi su 300 con un’affluenza vicina al 60%, in un risultato netto ma ancora da annunciare ufficialmente. La grande novità di questa competizione è che, insieme ai partiti tradizionali dello spettro costituzionale bengalese (il Partito Nazionale, dicevamo, già principale oppositore della Hasina e riconfermato alla guida del Paese sotto l’egida del Premio Nobel Muhammad Yunus, il Partito Nazionale dei Cittadini creato nel fuoco dei disordini del 2024, l’Islami Andolan e il Partito Jatiya), oltre al prevedibile divieto della Lega Awami rettrice del precedente assetto, è il ritorno del Jamaat-e-Islami, di cui l’Andolan è scissione moderata: affiliato alla Fratellanza Musulmana, è accusato dai suoi avversari di avere legami col Pakistan (col quale sostenne effettivamente l’unità nel 1971), un altro ostacolo sulla via di una sua potenziale affermazione, oltre alla sua strutturale impossibilità di attrarre l’elettorato moderato. Il partito si è fatto subito notare per aver contestato «il processo che ha portato all’annuncio dei risultati», denunciando «incongruenze» e «manipolazioni» e dovendo perciò ora dimostrare il suo reale peso all’interno della società bengalese, procedendo nella denuncia o mostrando un cambiamento almeno formale in nome di una concordia nazionale tutta da ritrovare. (JC)



