Il Tazebao – Impelagato nel tentativo di salvare capra e cavoli, e soprattutto la faccia sua e degli Stati Uniti, uscendo in maniera quanto più apparentemente “dignitosa” dal conflitto ucraino, le ambizioni di Donald Trump al Premio Nobel per la Pace si scontrano sempre più violentemente con un mondo che non funziona più secondo i criteri unilaterali e arbitrari dell’unipolarismo a trazione americana. Appena una settimana dopo la sua trionfale proclamazione del “trattato di pace” tra Repubblica Democratica del Congo e Ruanda, il conflitto nel territorio della prima, mai interrotto, vede i ribelli filo-ruandesi di M23 conquistare la città di Makobola e il villaggio di Kasekezi, nella provincia del Kivu Meridionale non lontano dal Lago Tanganica, dopo aver occupato senza sparare un colpo la città di Uvira (capitale “temporanea” della provincia) qualche giorno fa. Non accenna a placarsi neppure il conflitto thailandese-cambogiano: qui, dopo i recenti bombardamenti dei primi su ponti e casinò apparentemente utilizzati dall’esercito dei secondi, questi ultimi iniziano a reagire e respingere gli attacchi al confine. Bangkok, per rappresaglia asimmetrica, ha cessato ogni fornitura di carburante alla Cambogia e ha invitato tutti i Paesi che vi commerciano a fare altrettanto; Phnom Penh l’ha accusata di rimando di aver utilizzato armi chimiche sulle zone di confine, sperando così di conquistarsi il sostegno della comunità internazionale, finora non intervenuta, come fu per contrastare l’Iraq di Saddam e la Siria di Assad. (JC)



