Ancora moltitudini nelle piazze iraniane, stavolta per il 47° della Rivoluzione. Il Tazebao del giorno

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Il Tazebao – Nonostante le mai sopite tensioni irano-americane, con Trump che ha annunciato l’invio di una seconda portaerei verso lo Stretto di Hormuz insistendo che Teheran «non deve possedere armi nucleari», in tutta la Repubblica Islamica si sono tornate a vedere, dopo un mese, fiumane di persone riempire tutte le piazze: non però in protesta contro l’esecutivo, da quel punto di vista la situazione è ormai completamente rientrata nella normalità anche se Internet, secondo notizie pur contraddittorie, non è stato riattivato, o perlomeno non del tutto; cade oggi, infatti, il 47° anniversario della rivoluzione islamica che, composta da molteplici forze sociali e politiche (non solo il clero, ma anche socialdemocratici, nazionalisti, laici, socialisti, comunisti) e guidate dall’Ayatollah Khomeini rientrato appena una decina di giorni prima da Parigi, rovesciò lo Scià costringendolo alla fuga all’estero e, con il successivo referendum del 30 e 31 marzo, decretò con un plebiscito del 99.31% l’istituzione dell’odierna Repubblica Islamica. Vale la pena notare che sostennero il Sì anche le forze di sinistra, Partito Comunista e MEK compresi, mentre lo 0.69% del No fu dato soltanto dall’estrema sinistra, dai residui organizzativi del regime deposto e dai separatisti curdi; alcuni tra costoro si spingeranno sino al sostegno dell’invasione irachena del 1980. Trentadue, oggi, le città che hanno visto le più partecipate manifestazioni commemorative della Rivoluzione, nelle quali si sono uditi distintamente gli slogan religiosi di cui già i due ambasciatori italiani a Teheran tra la caduta di Pahlavi e l’insediamento di Khomeini avevano capito la forza non solo nella società, ma anche nell’ispirazione di quei moti che hanno cambiato la vecchia Persia fino ai suoi connotati odierni. (JC)

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