Il Tazebao – Non ha pace l’Afghanistan, che si appresta a entrare nel quinto anno di ritorno al potere dei Talebani e cerca, a fatica, di stabilizzarsi. Tre giorni fa ha assunto maggior rilevanza il quarto scontro in un mese ai confini col Tagikistan, già protagonista, in passato, di analoghe controversie col Kirghizistan. Si è iniziato il 24 novembre con l’uccisione di presunti corrieri della droga dall’Afghanistan ad opera di un drone nel distretto di Hamadani, per proseguire il 26 novembre e il 30 dicembre con vari attacchi rivolti ad aziende cinesi operanti in territorio tagiko, che hanno provocato la morte di 5 specialisti e lavoratori della Repubblica Popolare, impiegati in aziende di estrazione aurifera e costruzioni stradali. L’ultimo in ordine di tempo si è verificato, come detto, tra martedì e mercoledì, quando alcuni militanti si sono infiltrati dal distretto di Shamsiddin-Shakhin iniziando uno scontro a fuoco con le guardie di frontiera del Tagikistan: il bilancio è di tre morti da parte afghana e due da parte tagika. Il Comitato di Stato per la Sicurezza Nazionale del Tagikistan ha riferito dell’eliminazione degli aggressori e della stabilizzazione della situazione, ma la questione è stata già sottoposta all’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, di cui il Tagikistan è parte, e la Cina segue ovviamente gli sviluppi, sulla scia delle morti dei suoi cittadini operanti nella China Road and Bridge e della Shokhin SM. Dall’Afghanistan si scarica la colpa su «elementi estremisti incontrollati», ma momentanea è sicuramente la tregua tra Kabul e Dushanbe. (JC)

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