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Interviste

“Chiamatemi frocio”

Nel mare magnum delle chiacchiere sul Ddl Zan e all’inizio del mese del Pride, abbiamo scelto di dialogare, in modo ironico e franco, con una persona che abbiamo sempre apprezzato per il suo modo di vivere la sessualità e per la sua innata schiettezza, ironia e autoironia.

“Ddl Zan? Se passa io sono il primo a finire a Sollicciano”. Gianni Cesari non si contiene quando si parla di Ddl Zan. Basta la sola sigla Ddl per irritarlo. Gianni è un esperto di moda e personal shopper. “Tu non sai come spenderli, io sì. Io ti dico come fare, pagandomi” ironizza sulla sua professione.

Sempre molto acuto e pungente, Gianni è netto: “Io dico frocio, dalla mattina a sera. Do di frocio pure a me stesso. Non mi do del gay perché sennò sarei un LGBTQ, di cui non condivido affatto le idee. Mi irrita quel retrogusto di vittimismo che li caratterizza ma che cela tanta prepotenza. Sono di un’altra parrocchia: io sono frocio. E poi loro mi detestano. Per loro sono un Nazi-gay, perché, per di più, sono di Destra. E poi sarebbero loro i paladini della libertà! Non condivido nemmeno le loro battaglie. Loro sono per il matrimonio gay, io no. Loro vogliono il gender a scuola, io no. Per non parlare dell’utero in affitto! Detesto la parola gay perché gaio non mi sento, soprattutto di questi tempi, omosessuale non ne parliamo che mi sembra una malattia. Chiamatemi frocio!”. 

“La sessualità è molto privata e tale deve rimanere. Per questo non amo queste esibizioni di una presunta identità” continua il nostro “frocio” (non arrestatici, si fa per giuoco!). “La propria identità, se accettata, se vissuta con serenità, non ha bisogno di ostentazioni né di schiacciare gli altri. Se vedo una persona non mi domando quale sia il suo orientamento né come faccia sesso. Ugualmente nessuno mi può imporre di fare outing, perché la mia è una libera scelta. Per altro nemmeno semplice perché venivo da un’educazione cattolica e sono cresciuto in un paese della provincia di Firenze. Ci fu chi disse che questa era una punizione divina perché eravamo una famiglia “di Destra”. Nessuno mi deve imporre una categoria o infilarmici dentro. Io sono Gianni”.

Eppure la violenza è sempre un problema. “Sì, è un problema per noi e per tutta la società. Bisogna anche ammettere che l’Italia non è, o comunque, non è più un paese ostile, omofobo. Se ripenso a come eravamo… ne abbiamo fatta di strada”.

Infine, c’è il rischio di una possibile compressione delle libertà di pensiero (di cui abbiamo già parlato), che potrebbe arrivare a corollario del DdL Zan: “Io voglio che uno mi dica che non condivide la mia scelta. Voglio circondarmi di persone che non hanno il mio stesso orientamento e che vivono serene la loro sessualità. Perché io sono un amante della libertà e detesto che la tutela di questa si risolva davanti a un giudice. Non mi fa paura uno che mi dice che la famiglia è formata da un uomo e donna. Lo penso anche io, accidenti! E non mi fa paura uno che mi dice frocio, perché è la verità. Vecchia frocia e vecchia finocchia sono normali tra di noi “froci”. Siamo i primi a scherzare tra di noi. Forse perché viviamo meglio rispetto ai…gay!”.

Grazie caro Gianni, amico, lettore del Tazebao, spirito libero, bastian contrario. Non potevamo celebrare meglio l’orgoglio frocio e soprattutto l’orgoglio Liberale di così. Viva i froci, viva la libertà!


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