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“Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare, Storia di un’eccellenza italiana”

È uscito il libro dedicato alla storia e all’importanza dello stabilimento fiorentino
Il libro è edito da Apice Libri ed è a cura del Colonnello Antonio Medica, del Primo Luogotenente Camillo Borzacchiello e del Dott. Matteo Cecchi

Firenze, 4 febbraio 2021Dagli albori dello stato italiano ad oggi, dall’intervento dopo le calamità naturali alle emergenze sanitarie odierne, nei contesti di guerra e di pace. L’officina farmaceutica dello Stato italiano si racconta. Il nuovo libro a firma del Colonnello Antonio Medica, del Primo Luogotenente Camillo Borzacchiello, dal Dott. Matteo Cecchi illustra la genesi, il trasferimento, lo sviluppo, le attività, l’importanza dello Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare. Ripercorre anche il profondo legame con la città Firenze, legame che si è visto soprattutto nel momento del bisogno, come dopo la tragedia dell’alluvione del 1966. Una lunga storia che rende lo stabilimento di via Reginaldo Giuliani un’eccellenza fiorentina apprezzata a livello italiano e internazionale. Una storia che merita di essere conosciuta e riconosciuta.

Il libro “Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare, Storia di un’eccellenza italiana” è impreziosito, inoltre, dalla presentazione a cura del Sindaco di Firenze Dario Nardella, del Direttore Generale dell’Agenzia Industrie Difesa Nicola Latorre e di Nicola Sebastiani, Ispettore Generale di Sanità Militare e dalla postfazione redatta dalla nipote de “il Padre del Chinino di Stato” Dott.ssa Emma Martinotti.

La prima presentazione ufficiale del libro, edito da Apice Libri, sarà online venerdì 26 febbraio. L’evento rientra in una serie di appuntamenti dedicati alla Giornata Mondiale delle Malattie Rare. Il Farmaceutico Militare è una realtà sempre in prima linea per tutte le emergenze, sia straordinarie, come dopo i terremoti del Friuli e dell’Irpinia, sia quotidiane. E le emergenze di oggi sono sì la lotta al Coronavirus, alla quale il Farmaceutico sta contribuendo attivamente fin dai primi mesi, ma anche le malattie rare. È proprio in questo campo che lo Stabilimento si è dimostrato oltremodo presente garantendo a molte persone la continuità terapeutica, grazie alla produzione e alla consegna di farmaci orfani come Niaprazina – Mexiletina – Tiopronina – D-Penicillamina. E la tempestività nell’assunzione di questi farmaci può fare la differenza.

Proprio per rimarcare l’impegno nel garantire la continuità terapeutica, domenica 28 febbraio, in occasione proprio della XIV Giornata Internazionale delle Malattie Rare (abbiamo approfondito anche il tema della disabilità), lo stabilimento di via Reginaldo Giuliani sarà illuminato. L’illuminazione è fornita dalla ditta fiorentina SILFI S.P.A. con il Patrocinio del Comune di Firenze. Collabora all’iniziativa anche Teleidea Impianti.

La foto in copertina realizzata dall’Agenzia Fotocronache Germogli ritrae il Primo Luogotenente Camillo Borzacchiello e Stefano Rollo editore di Apice Libri.

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1921/2021: Da Mosca a Botteghe Oscure. Nel segno del rublo

L’approfondimento de Il Tazebao sui 100 anni del PCI si arricchisce con una lettura consigliata: “Berlinguer e il Diavolo” di Francesco Bigazzi e Dario Fertilio.

L’organizzazione dei partiti è da sempre un dilemma molto concreto. La raccolta e soprattutto la sedimentazione del consenso sono attività costose e continuative. Meglio di molti altri attori dell’Arco Costituzionale, il PCI seppe darsi un’organizzazione che non aveva eguali. La presenza e capacità di penetrazione del PCI nella società italiana erano inimmaginabili e tutt’ora perdurano negli epigoni di quella tradizione politica, anche solo per la pervasività nella scuola, nella cultura, nella magistratura. Per costruire, per mantenere questa organizzazione, per altro in un Paese stabilmente dentro al Patto Atlantico, furono indispensabili le elargizioni provenienti dall’URSS. È questo uno degli spunti di partenza di “Berlinguer e il Diavolo” di Francesco Bigazzi e Dario Fertilio (2021, Paesi Edizioni).

Quello del giornalista Francesco Bigazzi è uno sguardo privilegiato sui rapporti PCI-URSS essendo stato lui capo dell’ufficio dell’ANSA a Varsavia e a Mosca e quindi corrispondente de Il Giorno e di Panorama e in più ha potuto visionare gli archivi dell’ex URSS, oggi non più disponibili, non appena desegretati. Tra i tanti fatti di portata epocale che Bigazzi ha potuto seguire da vicino, ci racconta in un incontro privato insieme all’amica Laura Lodigiani, c’è stato Solidarnosc quindi tutte le vicissitudini dalla Perestroika fino a Eltsin. Tra le sue varie pubblicazioni si segnalano “Testimone a Chernobyl. La catastrofe che sconvolse l’URSS” (2020), “Il viaggio di Falcone a Mosca” (2015) e “Oro da Mosca, I finanziamenti sovietici al PCI dalla Rivoluzione d’Ottobre al crollo dell’URSS” (1999).

Il libro analizza e ricostruisce i finanziamenti tra PCI e PCUS che iniziano con Stalin (secondo altri iniziano addirittura con la scissione del 1921), che si sedimentano al tempo della Concentrazione Antifascita per terminare nel 1991, fatto salvo, come precisa l’autore, il tentativo di interruzione portato avanti proprio da Berlinguer (in altre occasioni abbiamo criticato la questione morale). Si stima che il PCI abbia ricevuto mezzo miliardo di dollari. E non solo attraverso le celebri valigette ma anche con mezzi più sofisticati come le join venture.

L’aura del PCI sulla sinistra italiana e non solo

Un dettaglio che emerge nella nostra conversazione è particolarmente interessante: il PCI aveva la capacità di esercitare un’influenza politica e culturale su una serie di partiti satellite o su correnti in seno ad altri partiti; riusciva a farlo anche e non solo con il pensiero, con la propaganda ma, più concretamente, finanziando alcune personalità dentro a questi ultimi. Anche per questo il distacco del PSI dal PCI, accompagnato da una poderosa ripulitura dottrinale, fu tutt’altro che agevole. Ovviamente al finanziamento corrispondeva una stretta osservanza dell’ideologia comunista, sempre e comunque. “Quando Nenni mostrò insofferenza verso l’URSS” ci racconta sempre l’autore citando un documento in suo possesso. “Luigi Longo andò subito a Mosca, si incontrò con Ponomariov, che era il grande distributore, chiedendogli di non dare più soldi a Nenni”.

Dove sono finiti i tesori dell’URSS?

Francesco ci ha mostrato, inoltre, un telex con la traduzione di un’intervista concessa da Stepankov, procuratore generale russo, dopo l’assassinio del giudice Falcone. Stepankov aveva individuato in Falcone l’unico interlocutore valido in tutta l’Europa. Con lui voleva ricostruire i rapporti tra PCUS e PCI perché cercava di ricostruire dove fossero finiti i soldi del PCUS dopo la caduta dell’URSS.

Anche per tutta questa serie di dettagli “Berlinguer e il Diavolo” di Bigazzi e Fertilio, che ci aiuta nel comprendere appieno la capacità del PCI di gestire il consenso, eredità politica e culturale i successori, più o meno vicini, più o meno consapevoli, ancora sopravvivono, merita un’attenta lettura.